Descrizione

Anteprime e Recensioni Cinematografiche, tutto quello che c'è da sapere su Festival Internazionali del Cinema e quanto di nuovo succede intorno alla Settima Arte, a cura di Luigi Noera e la gentile collaborazione di Marina Pavido e Simona Noera.



domenica 28 maggio 2017

Speciale #CANNES70 - (DAYS 10&11)

Deludenti le giornate finali dove si salva solo Joaquin Phoenix nell’interpretazione in YOU
WERE NEVER REALLY HERE

da Cannes Luigi Noera - Venerdì 26 e Sabato 27 Maggio - Foto per gentile concessione del Festival de Cannes
Nelle due giornate conclusive del Festival sono tre i titoli in concorso. Dalla Germania Fatih AKIN ha presentato AUS DEM NICHTS (IN THE FADE). Il regista è autore di Tschick (Goodbye Berlin) presentato ad Alice nella Città
2016, di origine turco vive ad Amburgo, e ci parla ancora della sua seconda patria. Se il lungometraggio precedente aveva una sua drammaturgia, nel film presentato a Cannes non c’è potenza di linguaggio, ma solo una mera esercitazione della conoscenza del mestiere di regia. Non è da meno François OZON che con L’AMANT DOUBLE prosegue dopo la presentazione a Venezia lo scorso settembre di Frantz, riflessione in B&N sulla drammatica Grande Guerra, con la doppiezza dell’animo umano in un thriller che stenta a decollare nella prima parte ed ha necessità di dialoghi esplicativi per rendere partecipe lo spettatore di quanto accade sulla scena.
Infine il festival si chiude in questa edizione ingombrante per la ordinarietà del linguaggio con il film dell’inglese  Lynne RAMSAY che presenta YOU WERE NEVER REALLY HERE. C’è il ritorno tanto atteso di uno degli attori preferiti John C. Reilly e l’attesissima interpretazione di Joaquin Phoenix. Questo in una performance ragionata a tavolino, ci racconta di un veterano di guerra eroinomane. Un supereroe che con un martello inchioda alle loro responsabilità i vari personaggi cattivi che incontra. Molte scene scioccanti però sono frutto della sua immaginazione distorta dall’uso delle droghe. L’ultima
proiezione Fuori concorso è un gioellino con il quale ROMAN POLANSKI omaggia il mondo della scrittua e del cinema. Si tratta del thriller D’APRÈS UNE HISTOIRE VRAIE [BASED ON A TRUE STORY]La selezione UN CERTAIN REGARD si conclude con un adattamento da Checov di
Stephan KOMANDAREV POSOKI (DIRECTIONS) Basato su eventi reali, la sceneggiatura scritta a quattro mani da Simeone Ventsislavov e Stephan Komandarev intreccia sei storie di altrettanti tassisti in una libera interpretazione del racconto di Chekhov, Grief, con alti e bassi
nella drammatugia.
Ultimo giorno di proiezioni anche per QUINZANES DES REALISATEURS con il
Film di chiusura: PATTI CAKE$ di Geremy Jasper alla sua Opera Prima.
Invece la 56ma SEMAINE DE LA CRITIQUE si è conclusa venerdì con la premiazione. Sabato sono stati assegnati i premi collaterali.
Per Cannes Classics suggeriamo il collage 1951-1999: A short history of short films presentato dal  Festival de Cannes. Il programma è curato da Christian Jeune e Jacques Kermabon. Spiegel van Holland (Miroirs de Hollande) da Bert Haanstra (1951, 10mn, The Netherlands) / La Seine a rencontré Paris di Joris Ivens (1958, 32mn, France) / Pas de deux by Norman McLaren (1968, 13mn, Canada) / Harpya by Raoul Servais (1979, 9mn, Belgium) / Peel by Jane Campion (1986, 9mn, Australia) / L’Interview by Xavier Giannoli (1998, 15mn, France) / When the Day Breaks by Amanda Forbis and Wendy Tilby (1999, 10mn, Canada) oltre a Lucía di Humberto Solas (1968, 2h40, Cuba)

venerdì 26 maggio 2017

Speciale #CANNES70 - (DAYS 8&9)


La Russia fa il bis e mette una ipoteca sulla Palma d’Oro con Sergei LOZNITSA


Mercoledì 24 e Giovedì 25 Maggio Foto per gentile concessione del Festival de Cannes
A metà settimana viene applaudito in casa Jacques DOILLON che ha presentato un icona della Francia omaggiando il Museo Parigino. Il controverso regista con una operazione che ha il sapore di propaganda presenta la vita privata dello scultore Auguste Rodin in una opera colossale. Però non si tratta di nuovo linguaggio e stupisce che in un consesso quale è il Festival di Cannes ci sia posto per tali opere.
Dalla sponda americana tre registi indipendenti. La prima Sofia COPPOLA presenta THE

BEGUILED. Vincitrice contestata a Venezia con Somewhere nel 2010, dirige un cast variegato dove spiccano star affermate come Nicole Kidman e Colin Farrell ma anche giovani prodigi: Elle Fanning, Kirsten Dunst e Angourie Rice. In questo remake del film omonimo (1971) di Don Siegel, interpretato da Clint Eastwood non ci pare il caso di fare confronti piuttosto sembra un esercizio cinematografico che riesce bene alla giovane Sofia. Purtroppo i due interpreti principali sembrano ingessati in ruoli che non hanno fatto propri. Insomma una delusione. La pellicola è tratta dal romanzo di Thomas P. Cullinan, sulla sfondo della guerra di secessione americana. Gli altri due americani indie i fratelli Benny SAFDEE & Josh SAFDEE presentano un trash dal titolo GOOD TIME che è il secondo lungometraggio dopo Heaven Knows What del 2014 storia d’amore e di droga per le vie di NYC. Ancora una storia di emarginazione nella grande mela di due fratelli, che questa volta ha il sapore di una serie di accadimenti messi in scena per stupire lo spettatore con i due fratelli Connie e Nick verso un finale senza uscita. Insomma i fratelli SAFDEE ripropongono lo stesso tema in versione trash del
Aggiungi didascalia
cinema americano e non riescono nella operazione. Peccato perchè hanno talento per fare buone sceneggiature.
Ma veniamo a quello che sarà uno dei premiati: Sergei LOZNITSA che presenta A GENTLE CREATURE grazie ad una produzione francese. Nato in Bielorussia, documentarista e cittadino del mondo è stato ospite sia di Cannes con Maiden nel 2014 che di Venezia con  The Event e Austerlitz nel 2015 e 2016 rispettivamente, ritorna adesso a Cannes con un lungometraggio poderoso. Partendo dalla narrazione intima di una donna gentile e distinta nei modi di fare, LOZNISTA in realtà racconta la sua Russia dove ancora oggi dilaga la corruzione. Un Pamphelet politico. Alla proiezione con il pubblico è stato pure contestato, ma non abbiamo dubbi sulla buona fattura del soggetto eccezion fatta per il finale che vi lasciamo scoprire in sala.
Invece per Midnight Screenings il terzo film della vetrina sull’Asia con il film di BYUN Sung-Hyun BULHANDANG (THE MERCILESS). La storia di sopraffazione di un detenuto Jae-Ho (Sol Kyung-Gu) sugli altri carcerati. E’ abituato alla violenza sugli altri e vorrebbe diventare il boss. Sulla sua strada incontra un carcerato Hyun-Soo (Siwan), che non intende seguire le sue regole né sottomettersi a nessuno. Il solito film con tanta violenza spettacolare senza però una trama su cui riflettere.
Nella SELEZIONE UN CERTAIN REGARD altre due opere prime e due opere dall’America

Latina. Dalla Russia Kantemir BALAGOV presenta TESNOTA (CLOSENESS). Il regista è stato studente del corso di cinema di Aleksandr Sokurov, e questo primo lungometraggio è un mistero a prima vista. In realtà racconta una storia caucasica di una famiglia ebaraica alle prese con le tradizioni. L’altra opera prima viene dall’Argentina dda due registe Cecilia ATAN & Valeria PIVATO che presentano LA NOVIA DEL DESIERTO (THE DESERT BRIDE) Storia di una donna matura da sempre a servizio di una famiglia , improvvisamente è costretta a ritornare al paese natio di San Juan. Ma un imprevisto le fa conoscere un lato della vita. Sempre dall’America latina Santiago Mitre presenta LA CORDILLERA (THE SUMMIT). Una storia pubblica e privata con dialoghi infiniti, quanto la lunga strada verso il resort dove si svolge il summit tra i capi di stato dell’America Latina per scrollarsi dal gioco delle compagnie petrolifere americane. Due attori di grande talento, il primo caratterista, il secondo di impegno sociale sprecati in un set senza capo ne coda.
Finalmente siamo riusciti a scegliere qualcosa dalle QUINZANES DES REALISATEURS

dove sono tre gli italiani in concorso. Quello che ci ha entusiasmato è NOTHINGWOOD Opera Prima di Sonia Kronlund che ci fa scoprire ad un centinaio di chilometri da Kabul, Salim Shaheen, il più popolare e prolifico attore-regista-produttore dell'Afghanistan. Finora questo paese dell’Asia Minore lo ricordiamo sempre per questioni legate alla guerra prenne, al fondamentalismo religioso. Adesso sappiamo che c’è anche un volto positivo che ama il cinema. Il secondo film viene dall’Indonesia e ci dal racconto in quattro atti di una vedova ci mostra l’Indonesia tale e quale come è oggi. Si tratta di MARLINA SI PEMBUNUH DALAM EMPAT BABAK di Mouly Surya Nel cuore delle colline sperdute di un'isola indonesiana, Marlina, una giovane vedova, vive da sola. I soprusi di una società maschilista la porteranno a lottare per l’emancipazione.
Infine questa sera si è svolta la cerimonia di premiazione della56ma SEMAINE DE LA
CRITIQUE che ha incoronato vincitore il film MAKALA di Emmanuel Gras La storia si svolge in Congo, e parla di un giovane abitante di un villaggio che spera di fornire un futuro migliore per la sua famiglia.
Mercoledì si è svolta l’attesissima Master Class con Alfonso Cuaron che ha fatto il tutto esaurito, mentre per Cannes Classics due proiezioni imperdibili:
Dalla storica edizione del 1946: La Bataille du Rail (Battle of the Rails) di René Clément che ricevette il Grand Prix International de la mise en scène and Prix du Jury International. Mentre dall’edizione del 1967: Blow-up di Michelangelo Antonioni.

mercoledì 24 maggio 2017

Speciale #CANNES70 - (DAY 6&7)

Al giro di boa del Festival dal Giappone un delicato omaggio al Cinema, e nella
sezione
UN CERTAIN REGARD
la sfilata degli esordienti

Lunedì 22 e Martedì 23 Maggio - Foto per gentile concessione del Festival de Cannes

Nella Selezione Ufficiale dei film in Competizione il regista greco Yorgos LANTHIMOS presenta THE KILLING OF A SACRED DEER in una produzione anglosassone. Lo stesso autore ha presentato ed ha  vinto a Cannes nel 2015 con The Lobster interpretato da Collin Farrel il quale questa volta raddoppia la sua presenza a Cannes insieme a Nicole KINDMAN. In un crescendo di suspense-horror la quiete della famiglia modello di un famoso cadiochirurgo viene sconvolta dal desiderio di vendetta dei familiari di un paziente morto durante una operazione al cuore. Gli elementi per un buon film ci sono tutti. Il cattivo impersonato dal giovane figlio già visto nel film Eastern Boys è un ragazzo che fa tenerezza  per la sua caparbietà. Tanto sangue ed il finale di una dolorosa scelta per il cardiochirurgo. Il tema affrontato potrebbe sembrae a prima vista un inneggiare alla disgregazione del concetto di Famiglia. In realtà nella scelta dolorosa del c’è la volontà di salvificazione. Il regista conferma ancora una volta di possedere una vena narrativa che stupisce.
Dal regista tedesco autore  di Amour interpretato da  Isabelle Huppert ed a Jean-Louis Trintignant insieme a questi ultimi  HAPPY AND una saga familiare della ricca borghesia

nella quale gli elementi ci sono tutti per fare apprezzare il film. Nella storia c’è un richiamo preciso al precedente dalle labbra del patriarca Trintignant. Il finale a sorpresa lo potrete godere in sala.
Ma ecco la nuova stella del Sol Levante, già conosciuta ed apprezzata nella sezione Un Certain FRegard, ormai assidua al Festival di Cannes con un omaggio al Cinema da strappare le lacrime. Parliamo di Naomi KAWASE che presenta HIKARI (RADEANCE). Della regista ricordiamo il delicato AN del 2015 distribuito in Italia come Le Ricette della signora TOKU, adesso ci propone un omaggio ala settima arte con la storia di Misako appassionata autrice di versioni cinematografiche per non vedenti.

Nella selezione UN CERTAIN REGARD oltre agli esordienti Laurent CANTET ci presenta L’ATELIER ambientato a La Ciotat  e ci consegna uno squarcio della Francia di oggi. Basti pensare al finale a sorpresa dove nel laboratorio di scrittura condotto dalla protagonista Olivia viene svelato il volto multietnico della Francia di oggi. Dei tre esordienti quello che merita attenzione è il fil del regista slovacco Gyorgy KRISTOF OUT che presenta una storia di emigrazione con tanti elementi interessanti che stupiscono. Dopo aver perso il suo lavoro in una centrale elettrica Agoston decide di andare a lavorare come saldatore in un cantiere navale in Lettonia. Il viaggio per raggiungere il posto lo conduce a brevi incontri con persone nuove e a riconciliazioni con il passato che mettono in discussione la sua vita. Piano piano abbandona l'idea del lavoro in Lettonia e comincia a perseguire i suoi sogni più reconditi. Per quanto riguarda il francese Léonor SERRAILLE con JEUNE
FEMME ci presenta una storia ben congegnata che mostra elementi dirompenti e nello stesso tempo prevedibili. La protagonista è una sfigatae mentalmente instabile alterna momenti di lucidità. Infine Annarita ZAMBRANO con la sua opera prima APRÈS LA GUERRE con Giuseppe Battiston nei panni di un terrorista rifugiatosi in Francia negli anni di piombo ci consegna l’Italia di quegli anni. Peccato che il risultato è una storia scontata in un esercizio di laboratorio didattico.
Ai QUINZANES DES REALISATEURS dei tre italiani in lizza ad inizio settimana è passato ed è stato apprezzato L'INTRUSA di Leonardo De Costanzo.
Il regista ci parla di un mondo di recupero e delle implicazioni che possono esserci a livello personale di chi è impiegato ad assistere i più deboli in una situazione di assenza dello Stato.
Infine per Cannes Classics suggeriamo il film Belle de di Luis Buñuel del 1967.

lunedì 22 maggio 2017

Speciale #CANNES70 - (DAYS 4&5):

Ma Paolo Sorrentino apprezzerà l’omaggio da parte di OSTUND nel film The Square?


da Cannes Luigi Noera - Sabato 20 e Domenica 21 Maggio - Foto per gentile concessione del Festival de Cannes
Il francese Robin CAMPILLO ha presentato 120 BATTEMENTS PAR MINUTE, dopo che
con  Eastern Boys nel 2013 era stato alla Mostra di Venezia, e adesso ci racconta la storia degli attivisti di Act Up. Tra il cast l’attrice preferita dai fratelli Dardenne: Adèle Haenel. L’altro francese Michel HAZANAVICIUS regista di The Search (2014), Premio Oscar con The Artist (2011) ritorna a Cannes  e presenta LE REDOUTABLE . Ritratto sopra le righe di una delle figure più importanti del cinema francese e mondiale, quella di Jean-Luc Godard, vista attraverso gli occhi dell'allora giovanissima moglie Anne Wiazemsky. Il sessantotto, il maoismo, le proteste contro la guerra in Vietnam, ma soprattutto la storia d'amore appassionata e complicata, romantica e anticonformista, tra Anne e Jean-Luc. Il regista si suicida a soli 37 anni per avere l’ultima parola con la moglie. La domanda spontanea che sovviene è: Godard ci manca ma anche i film che non ha fatto.
Sempre dall’Europa lo svedese Ruben Ostlund presenta The Square. Si tratta di una
installazione del maggior museo svedese che parla di empatia, di fiducia fra le persone, ma anche di altro. La storia ben organizzata prende spunti e il linguaggio parafrasati dal cinema di Sorrentino. Fa piacere che il nostro regista, peraltro in giuria, venga omaggiato in questo film che affronta vari temi. Insomma La grande Bellezza non é solo di casa da noi! Il finale a sorpresa sfugge di mano allo stesso regista.
Dall’America il regista indipendente Noah BAUMBACH ci presenta la saga THE
MEYEROWITZ STORIES 1h50, autore tra l’altro di Mistress America presentato alla Festa de Roma 2015, ci racconta adesso di un interno di famiglia che si ritrova assieme per preparare una retrospettiva sulla carriera del patriarca Harold, un popolare artista. Il film è una piece teatrale con i dialoghi che prendono il sopravvento sulla storia. Il film è prodotto dalla concorrenza all’industria cinematografica ed ha avuto tantie critiche da chi fa il cinema per le sale.
Fuori Concorso per Special Screenings Eugene JARECKI costruisce un documentario PROMISED LAND che ingegnosamente intreccia la storia socio-politica americana contemporanea con la biografia di Elvis Presley. Ma anche Claude LANZMANN che ha presentato NAPALM alla veneranda età di 91 anni e con quattro viaggi in Corea del Nord il regista dice la sua su questo paese così contraddittorio. Ma racconta in maniera dettagliata i suoi ricordi amorosi!
Nella selezione UN CERTAIN REGARD abbiamo selezionato tre film. Il primo WALKING PAST THE FUTURE del regista Li Ruijun interpretato dalla famosa attrice Yang Zishan nei panni di una giovane che accudisce ai suoi genitori. Da queasta storia intima emerge una realtà sulla condizione dei cinesi, delle condizioni di  lavoro nelle grandi e piccole città come appunto sono Gansu e Shenzhen nel sud della Cina.
Sempre dall’Asia il giapponese KUROSAWA Kiyoshi con SANPO SURU SHINRYAKUSHA (BEFORE WE VANISH) presenta una fanto-horror dai risvolti orientali. Narumi non riconosce più il marito Shinji che allontanatosi ritorna, ma non ricorda nulla. L’incipit che mostra una scena di crimine, fa presagire il peggio. Gli alieni per studiarci si impossessano dei noi. Un giornalista indaga per capire cosa si nasconde dietro a questi misteri. Intanto Shinji Kase confessa alla moglie di essere venuto sulla Terra per invaderla.
Dal continente americano invece Michel FRANCO presenta LAS HIJAS DE ABRIL

(APRIL’S DAUGHTER). Un’altra storia intima dei rapporti madre figlia. Tuto si svolge in poco meno di due ore, ma si scopre la giovane protagonista Valeria scopre un lato oscuro della madre.
Ma domenica è stato anche il battesimo di Sergio Castellitto  che con Fortunata ha riportato

il consenso del pubblico e della critica estera.
Ci è piaciuto molto il film presentato alla 56ma SEMAINE DE LA CRITIQUE TEHRAN TABOO di Ali Soozandeh Tehran: una società schizofrenica in cui il sesso, la corruzione, la prostituzione e la droga coesistono con proibizioni religiose. In questo brulicante metropoli, tre storie di altrettante donne di carattere che cercano di trovare una strada verso l’emancipazione. Il film in post-produzione diventato una animazione soffre delle scarse risorse. Finale poetico.
Per Cannes Classics sono stati proiettati Unforgiven di Clint Eastwood che domenica ha svolto una lezione di cinema nella sala Bazin trasbordante. Sul sito del Festival è possibile gustare la registrazione. Sempre nelle retrospettive Człowiek z żelaza (Man of Iron/L’Homme de fer) di Andrzej Wajda, Palma d’oro.

domenica 21 maggio 2017

FESTIVAL SACRÉ DE LA BEAUTÉ – Quarta Edizione dal 18 al 27 Maggio, 2017 a Cannes

Con Presidente Onorario Michael Lonsdale
Per celebrare i 70 anni del Festival di Cannes, il Festival Sacré de la Beauté ha invitato Mons Dario Edoardo Viganò, prefetto della pontificia Servizio François Comunicazione e Wim Wenders, regista, produttore, scrittore e fotografo che si incotreranno in una tavola rotonda il 24 maggio al Palazzo del Festival.A CANNES, presso la Chiesa NOTRE-
DAME DE BON VOYAGE dal 22 al 26 maggio, a due passi dal Festival ogni sera alle ore 18 la S. MESSA e alle ore 18:45 .i VESPRI, mentre oggi Domenica 21 maggio alle ore 10: Messa del Festival presieduta da mons Giraud.
Ma il Festival è gia iniziato Giovedi' 18 maggio alle ore 18 in presenza di Michael Lonsdale al Cinema Unicorn a Cannes la Bocca con Michael Lonsdale, presidente della giuria per il Premio Cannes Écrans Séniors, seguito nei giorni successivi dalle seguenti manifestazioniçVenerdì 19 maggio alle ore 18H Con il patrocinio e in presenza del sig Leleux, senatore delle Alpes-Maritimes, Presidente di "Living Heritage Grasse" e M. Viaud, sindaco di Grasseconferenza pubblica sul tema "l'artista e la fragranza" del Museo del Profumo a Grasse internazionale, gli attori Michael Lonsdale, Vescovo Louis, Anne Facérias Olivier Durbano Kitty Shpirer e Céline RipertSabato, 20 maggio alle 20:30 Con il patrocinio e in presenza di François Soulage, presidente emerito della Catholic Relief Mostra in mezzo alla gente precarie « Le parfum des coeurs pauvres»I programmi dei prossimi giorni prevedono:Martedì 23 maggio19:15 Apertura Alexis Obolensky della Croce presieduta da Mons Louis20.00 Gospel  con il coro di Monaco per bambini20:30 Proiezione di "Timbuktu", diretto da Abderrahmane Sissako e premiato dalla giuria ecumenica 2014Mercoledì 24 maggio alle 20:30 Con il patrocinio e la presenza delle rappresentanze a Cannes delle comunità i ebraica, cattolica, musulmana e protestante una serata a tema "Un profumo di pace" con il coro ebraico Choir Renanim, il coro parrocchiale ND Bon Voyage e il coro della fratellanza Sufi Alawya, in collaborazione con l'associazione "Vivere insieme a Cannes"Giovedi 25 maggio nella ricorrenza dell‘Ascensione-incontro a Cannes con Mons
Vigano e Wim Wenders sul tema'Spiritualità e cinema'
10H: Messa presso la Chiesa NOTRE-DAME DE BON VOYAGE presieduta da Mons Turini, tavole rotonde, incontri con personaggi, produttori, giornalisti ...Sabato 27 maggio alle 20:30 con il patrocinio Anny Courtade presidente della Orchestre de Cannes - PACA chiusura con concerto dell'Orchestra Filarmonica di Cannes



ILE ST HONORATDOMENICA ORE 21 Mercoledì 24 Maggio 2017Sotto la presidenza del Vescovo Gilbert Louis, Vescovo emerito di Chalons en Champagne con diversirelatori: Dom Vladimir Gaudrat (Abate), Michael Lonsdale, Marie-Christine Barrault,Pastor Alain Joly, Philippe Collet (diacono profumiere), Daniel Facérias (artista) e Annick Guérere(Antropologo e filosofo, specialista scrittore profumo).Domenica 21 alle 16Considerazioni a Lerins: "Incontro di Marie Madeleine" con il Pastore e Daniel Joly FaceriasMARTEDI 23 Maggio 2017, dalle 10 alle 17 giornata di incontro tra i monaci, attori di cinema e professionisti. L'esperienza del silenzio e bellezza con i monaci. Pranzo presso l'Abbazia di Lerins.Informazioni su ladiaconiedelabeaute@gmail.com


Da Un certain regard del Festival di Cannes 2016 nelle sale italiane!

Nelle sale italiane dal 25 maggio, Ritratto di famiglia con tempesta è l'ultimo lungometraggio del regista giapponese Hirokazu Kore'eda, presentato nella sezione Un certain regard al Festival di Cannes 2016 - la recensione di Marina Pavido
Ryoto è un ex scrittore di successo con il vizio del gioco d’azzardo che, al fine di poter pagare gli alimenti al figlio, collabora con un detective privato. Rimasto da poco orfano del padre, l’uomo farà ritorno per qualche giorno alla sua cittadina natale, dove abita ancora la sua arzilla ma anziana madre e dove avrà modo di vedere suo figlio e la sua ex moglie. Un minaccioso temporale farà sì che tutta la famiglia riunita sia costretta a trascorrere la notte sotto lo stesso tetto.
Ma cosa comporterà, in realtà, la tempesta? Il protagonista, di fatto – come spesso affermato dalla sua stessa madre – è un eterno bambino mai cresciuto, un albero di mandarini che non dà frutti né fiori, ma che è molto utile a sfamare i bruchi destinati a trasformarsi in splendide farfalle. Ryoto, dal canto suo, di certo non può dirsi maturato fino in fondo, eppure sarà in grado ad insegnare al proprio figlio – eccessivamente maturo per la sua età – quant’è bello sognare ad occhi aperti e coltivare i propri sogni, indipendentemente dal fatto di riuscire o meno a realizzarli. Sarà la tempesta, dunque, a spazzare via ogni qualsivoglia dubbio nei confronti dei rapporti con i propri famigliari ed ogni timore per quanto riguarda il futuro. Ed ecco che Ryoto padre non ha più paura di riscoprirsi Ryoto figlio, riconciliandosi in qualche modo con il genitore defunto dopo aver preso definitivamente coscienza dell’affetto che quest’ultimo nutriva per lui.
Ancora una volta, dunque, la figura paterna diventa tema centrale in Kore’eda. È stato così per il bellissimo Father and son (2013), così come per il recente Little sister (2015), dove la figura del padre scomparso darà il via all’intera vicenda. Anche qui è il genitore defunto ad avere un peso centrale nello sviluppo del protagonista: è a causa del rapporto irrisolto tra i due che Ryoto rifiuta inconsciamente di crescere, è a causa delle loro incomprensioni che l’uomo cerca a tutti i costi di non commettere gli stessi errori con il proprio figlio e di spronarlo a coltivare i propri sogni.
Un lungometraggio, dunque, piuttosto complesso e stratificato. Una storia assolutamente non facile ed estremamente delicata che solo un cineasta del calibro di Kore’eda – con il suo sguardo attento e mai invasivo - avrebbe potuto mettere in scena. Ed ecco che piccoli gesti di normale quotidianità come il preparare i letti o l’amorevole attenzione e cura nel cucinare diventano attraverso la macchina da presa pura poesia. Una macchina da presa che, dal canto suo, si colloca sempre all’altezza del personaggio, quasi alla ozuiana maniera, riuscendo ad entrare così nel suo intimo senza mai risultare invadente. È soprattutto questa, dunque, l’abilità di Kore’eda: la capacità di riuscire a mantenere, da adulto, la freschezza e lo sguardo limpido di un bambino, facendo in modo che anche noi tutti possiamo ritornare, anche solo per un paio d’ore, a vedere il mondo come eravamo soliti fare tanti, tanti anni fa.

Marina Pavido

venerdì 19 maggio 2017

Speciale #CANNES70 - (DAYS 2&3) - Giovedì 18 e Venerdì 19:

Il russo ZVYAGINTSEV e l’ungherese MUNDRUCZÓ convincono la Croisette

da Cannes Luigi Noera - Foto per gentile concessione del Festival de Cannes
Dopo la delusione del film d’apertura, nei primi due giorni sulla Croisette si respira tutta un’altra aria. Infatti sia dall’America che dall’Asia due produzioni che mettono d’accordo sia il grande pubblico che la critica. Stiamo parlando da una parte del regista americano Todd HAYNES che presenta
WONDERSTRUCK. Trasposizione sul grande schermo dopo The Invention Of Hugo Cabret di un altro libro a firma di Selznick. Sono due storie, una ambientata nel 1977 incentrata su un adolescente che soffre per il padre che non ha mai conosciuto, e l'altra ambientata mezzo secolo prima, raccontata con immagini in B&N, su una ragazzina sorda dalla nascita che sogna di incontrare una famosa attrice. Entrambi però sono alla ricerca delle loro origini. Dobbiamo dire che Julianne Moore premio Oscar interpreta una parte stucchevole. Invece la sceneggiatura è ben strutturata in una difficile composizione e alternanza tra le storie dei due personaggi. Anche la fotografia, ma soprattutto le musiche riprese dal repertorio di David Bowie hanno un peso importante nel successo del film.
L’altro regista è  il sudcoreano BONG Joon-Ho che con OKJA ci racconta una storia

animalista, autore del futuribile Snow piercer presentato nel 2013 alla Festa del Cinema de Roma, in questa nuova favola attuale con un cast tra i quali spicca Jake Gyllenhall parla della giovane Mija che per dieci anni si è  presa cura di un enorme animale frutto di un industria multinazionale di hamburger OGM diretta da una splendida Tilda Swinton. Tra inseguimenti e ed effetti speciali per via di questo enorme animale la storia si conclude bene per Okja, ma non per i suoi consimili che sono destinati alla macellazione.Accanto a questi due registi possiamo definire sicuri, dall’Europa spiccano il volo altri due registi di tutt’altra fattura. Sono il russoAndrey ZVYAGINTSEV che presenta, dopo il coraggioso Leviathan sul nuovo potere in
Russia, il film NELYUBOV (LOVELESS). Il regista si cimenta con una storia intima, ma nello stesso tempo sui valori fondanti qual è essere genitori, ancora una volta critico verso la società post-sovietica dedita al piacere personale. Zhenya e Boris hanno divorziato ed entrambi si sono ricostruiti una vita senza considerare che di mezzo c’è la vita del loro figlio. L’altro regista europeo che lavora in America è Kornél MUNDRUCZÓ che presenta una mescolanza fra favola metaforica e film d’azione a cui ha dato il titolo JUPITER’S MOON (ovvero la Luna Europa)  su un altro brandello attuale della sua terra che dopo l’ingresso in Europa ha avuto una svolta autoritaria. In conferenza stampa ha chiarito che non si tratta di una critica al proprio paese, il quale facendo parte dell’Europa la situazione interna è anche problema
degli Stati membri d’Europa. Senza voler fare indagini sentiamo ancora di più in queste affermazioni il clima che si respira in Ungheria. Ma veniamo al racconto che tra scene di migrazioni, scene di inseguimento porta a compimento il racconto con il sacrificio del dottor Stern, un medico che ha cercato in tutti modi di sfruttare i poteri di levarsi da terra quasi da angelo del giovane Aryan immigrato illegalmente.
Fuori concorso per gli Special Screenings la giovane promessa iraniana Anahita GHAZVINIZADEH ha presentato una pellicola THEY che concorre come Opera Prima. La storia di J un adolescente che cerca di capire i suoi orientamenti. Sullo sfondo di una famiglia di emigrati iraniani perfettamente integrati in America si svolge il dramma senza tempo di J che a volte si sente un lui, a volte un lei. Apprezzabile l’omaggio alla sensibilità del Sol Levante con tante inquadrature bucoliche.Ma passiamo alla Selezione presieduta dall’attrice americana Uma THURMAN UN CERTAIN REGARD che è stata inaugurato dal film di Mathieu AMALRIC BARBARA che dovrebbe essere un biopic musicale ambientato negli Anni Sessanta e dedicato alla leggendaria cantante francese Barbara, ma che si alterna con il back stage dello stesso documentario. Sono seguiti il film del tedesco WESTERN di Valeska GRISEBACH con la sua nuova via come linguaggio asciutto e con il punto di vista della emigrazione ribaltato. Ecco cosa si prova quando si deve emigrare in un altro paese per lavorare. Infatti parla di un gruppo di muratori tedeschi che inizia un lavoro duro in un sito remoto nella campagna bulgara. Invece dall’Iran il regista Mohammad RASOULOF presenta LERD (DREGS) una drammatica storia di sopraffazione, di corruzione che pervade il paese fondamentalista. Anche dalla Tunisia Kaouther BEN HANIA presenta AALA KAF IFRIT (BEAUTY AND
THE DOGS)
un film di denuncia della condizione di disparità anzi di inferiorità che debbono subire le donne e la denuncia della corruzione degli apparati dello stato.
Come sappiamo alla QUINZANES DES REALISATEURS tra le 20 pellicole ci sono TRE ITALIANI IN LIZZA.  Il primo giorno viene dedicato ad omaggiare e premiare Werner Herzog con il premio alla carriera la Camera d’Or. Deludente a dire della critica THE UN BEAU SOLEIL INTÉRIEUR di Claire Denis Isabelle.Mentre alla 56ma SEMAINE DE LA CRITIQUE I SICILIANI FABIO GRASSADONIA E ANTONIO PIAZZA la hanno inaugurata con il favore del pubblico italiano. È seguito un fil drammatico dal Cile che fa ancora i conti con la storia della dittatura di Pinochet. Si tratta di  LOS PERROS di Marcela Said, la giovane Mariana si invaghisce del maestro di equitazione. Nel cast vari attori tra i quali il padre di Marian ed il maestro di equitazione tanto cari a Pablo Larrain che è una garanzia nella riuscita del film.Terminiamo con Cannes Classics che ha presentato una delle pellicole più disturbanti della storia del Festival Ai no korîda (In the Realm of the Senses/L’Empire des sens) di Nagisa Oshima (Francia, Giappone)  che venne presentato alla Quinzaine des
Réalisateurs.

mercoledì 17 maggio 2017

Speciale #CANNES70 (DAY 1) - Mercoledì 17 Maggio

L’America indipendente e la Francia alla conquista dei Palmares con tanti ritorni alla Croisette e l’America Latina grande esclusa!

da Cannes Luigi Noera (Foto per gentile concessione del Festival di Cannes)
 Alle 19,15 si inaugura al Gran Théatre Lumiére la 70esima edizione del Festival di Cannes presentata quest’anno dall’attrice italiana Monica Bellucci. La pellicola prescelta per la serata inaugurale è LES FANTÔMES D’ISMAËL di Arnaud DESPLECHIN
che ci racconta di un regista (interpretato da un sorprendente Mathieu AMALRIC) alle prese con il suo ultimo film e i fantasmi del passato contornato da due attrici eccezionali come Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg.
Ecco allora che a poche ore dall’inaugurazione della 70esima edizione del Festival di Cannes, che è il Festival per eccellenza, e sullo sfondo della gioia sprigionata dall’altra attrice italiana Claudia Cardinale che ride e balla nel Poster 2017 diamo una panoramica sintetica di questa kermesse attesa tutto l’anno da chi ama la settima arte. Intanto le oltre 150 pellicole selezionate tra lungometraggi e cortometraggi sono un numero notevole e in aumento rispetto all’anno scorso (134). Stiamo parlando della migliore produzione attuale mondiale e di tendenza. E’ vero c’è stata un po’ di maretta nel corso della Conferenza Stampa di presentazione per le scelte della Direzione artistica che ha escluso l’America Latina e selezionato dalla produzione  Netflix due titoli firmati Bong Joon-ho e Noah Baumbach, ma adesso lasciando da parte le polemiche gustiamoci il Festival. Innanzitutto ci sono tanti ritorni.Infatti tornano in corsa per la Palma d’Oro il coreano Hong Sang-soo (quarta volta), mentre per la terza volta l’ungherese Kornél Mundruczó, l’ucraino Sergeï Loznitsa e i francesi Jacques Doillon (selezionato 33 anni dopo la sua ultima apparizione in gara) e François Ozon, e per la seconda volta l’americana Sofia Coppola e la scozzese Lynne Ramsay.
Debuttano invece il francese Robin Campillo, il coreano Bong Joon-ho e tre americani: Noah Baumbach e i fratelli Ben e Joshua Safdie. Con una scozzese (Ramsay), quattro francesi (Hazanavicius, Ozon, Doillon e Campillo), un austriaco (Haneke), un tedesco (Akin), un greco (Lanthimos), un ungherese (Mundruczó), un russo (Zvyagintsev) e un ucraino (Loznitsa), il Vecchio Continente è il protagonista con 11 film in corsa. Ma anche gli Stati Uniti non sono da meno con quattro registi (Coppola, Haynes, Noah Baumbach e i fratelli Safdie) mentre l'Asia conta tre rappresentanti (la giapponese Kawase e i coreani Hong Sang-soo e Bong Joon-ho). Il resto del mondo è invece assente, in particolare  l'America Latina. Si segnala quest’anno, nella corsa al premio più importante, anche la presenza di tre registe. Un altro evento speciale sono le Masterclass che verranno

tenute il 21 da Clint Eastwood  che spiegherà il suo cinema. Autore prolifico che conta oltre 40 film di cui possiamo definire masterpiece come American Sniper nel 2015, Hereafter nel 2011, Gran Torino nel 2009, Changeling nel 2008 ma anche il recente Sully nel 2016, J. Edgar nel 2012, Lettere da Iwo Jima nel 2007 per citare i piu’ recenti. L’altra Master Class verra’ tenuta il 24 maggio da ALFONSO CUARÓN autore del pluripremiato Gravity (2013). Passiamo ai numeri della 70ma edizione di Cannes. A cominciare dalle 19 opere in Concorso e le 15 opere Fuori Concorso. Mentre nella interessante sezione Un Certain Regard, scopritrice di nuovi talenti, sono 19 di cui 6 opere prime tra cui l’esordiente italiana Annarita Zambrano e il regista Sergio Castellitto. Nell’altrettanta interessante selezione Cinefondation / Cannes Court Metrage sono nel complesso 25 le opere selezionate. La giuria è presieduta da CRISTIAN MUNGIU, già membro della giuria con presidente Steven Spielberg nel 2013. Il regista, sceneggiatore e produttore segue le orme di Naomi Kawase, Abderrahmane Sissako, Abbas Kiarostami e Jane Campion.
Nella sezione autonoma collaterale Quinzaine de Realisateurs giunta alla 49 esima edizione sono 20 i lungometraggi e 10 i corti con due presenze italiane : il napoletano Leonardo Di Costanzo con L’intrusa e Roberto De Paolis con Cuori Puri. Mentre la Semaine della Critique presenterà 11 lungometraggi e 13 corti. Quest’ultima sezione è arrivata alla sua 56esima edizione. A queste pellicole bisogna aggiungere le 25 opere della sezione Cannes Classics dedicata per larga misura al 70mo anniversario del Festival, oltre alle pellicole del Cinéma de la Plage.
Quest’anno infatti è particolare ricorrendo il 70mo del Festival e sono tante le manifestazioni

dell’anniversario.
JANE CAMPION, che ha presieduto la Jury Feature Film nel 2014 e rimane fino ad oggi l'unica direttrice femminile che ha vintola la Palma d'or nel 1993, presenterà il suo ultimo lavoro martedì 23 maggio, Top of the Lake: China Ragazza, che ha co-diretto con Ariel Kleiman.
DAVID LYNCH, 1990 vincitore della Palma d'oro con Wild at Heart, migliore regista nel 2001 con Mulholland Drive e presidente della giuria nel 2002, tornerà al Festival per presentare la Stagione 3 di Twin Peaks . Ma poi anche Alejandro G. Iñarritu, direttore visionario di Birdman e The Revenant presenterà il breve film Carne y Arena, un'esperienza nell'ambito di un'incredibile realizzazione di realtà virtuale (VR). Ma ci sara’anche  un TRIBUTE a ANDRÉ TÉCHINÉ. Il regista francese, membro della Jury Feature Film nel 1999, ha presentato 11 film nella selezione ufficiale dal 1975, di cui 6 in concorso. Il suo nuovo film, Nos années folles, sarà proiettato per  l'occasione. Coloro che lo hanno accompagnato nei suoi film negli anni saranno presenti. Infine, in memoria di ABBAS KIAROSTAMI, Palma d'oro nel 1997 morto nel luglio 2016, sarà proiettato il suo film postumo 24 Frames alla presenza di suo figlio Ahmad Kiarostami.
Per il nostro cinema è stato selezionato come abbiamo già accennato il film FORTUNATA di Sergio Castellito a rappresentare l’Italia nella selezione Un Certain Regard. Qui però è presente il cineasta messicano Michel Franco e l’americano Taylor Sheridan che potrebbero mettere una ipoteca seria sul premio.  La giuria di questa sezione è presieduta dall’attrice americana Uma THURMAN, diventata la musa di Quentin Tarantino in Pulp Fiction, e coadiuvata dal regista egiziano Mohamed DIAB, dall’attore francese Reda KATEB, dal regista belga Joachim LAFOSSE, e dal direttore artistico del Karlovy Vary International Film Festival Karel OCH. Ma la rappresentanza italiana non finisce qui infatti, a riprova della vitalità del cinema italiano considerato così anche dai francesi, ritroviamo un trio nella
selezione dei Quinzaine des Realisateurs con Carpignano, De Paolis e Di Costanzo dovranno vedersela con gli altrettanti bravi registi come Bruno Demont de Amos Gitai-
Quest’anno il compito di presiedere la Giuria che dovrà assegnare la Camera d’Or è andato SANDRINA KIBERLAIN rivolta ad opere prime presentate nella Selezione Ufficiale, nella Quinzaine dei Realisateur e nella Semaine de la Critique. I membri che coadiuvano la Kiberlain sono i francesi Elodie BOUCHEZ, attrice, Guillaume BRAC, regista e produttore, Thibault CARTEROT, Fabien GAFFEZ (SFCC), scrittore e critico e il produttore svizzero Michel MERKT. Le 2 opere prime presenti Fuori Concorso e 5 delle pellicole di Un Certain Regard, 6 della Semaine della Critique e delle 5 di Quinziane per un totale di 18 opere prime selezionate nel 2017.

A questo punto non resta che attendere dal cosiddetto ombelico del mondo del cinema il verdetto della prestigiosa Giuria presieduta da PEDRO ALMODÓVAR, mentre ai nostri cineasti di ieri e di domani diciamo in bocca al lupo!